Piber Group S.r.l.

Soluzioni innovative per il packaging alimentare

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INTRODUZIONE

Il Gruppo Piber

Piber Group ha sede a Voghera (PV), i siti produttivi sono tutti in Italia, in provincia di Pavia ed Alessandria, tra la Lomellina ed il cuore di una zona chiamata Oltrepo Pavese, a carattere prevalentemente agricolo e turistico.

Gli insediamenti del Gruppo Piber sono stati implementati recuperando pazientemente aree industriali dismesse ed in stato di abbandono, eseguendo importanti lavori di riqualificazione.
Il piccolo parco con lago presso lo stabilimento Piberplast è da oltre 40 anni meta di frequenti visite di aironi e altri volatili, che vi trovano acqua, cibo e riparo da curiosi e cacciatori.
Il Gruppo Piber, riconosce l’importanza della salvaguardia dell’ambiente e promuove o aderisce a numerose iniziative a favore della tutela delle risorse naturali e dell’economia circolare, come quella rivolta ad una consapevole gestione degli imballi al termine del loro ciclo di vita (il Piberecycling), la generazione e l’acquisto di energia proveniente da fonti rinnovabili oppure l’utilizzo di pallet eco-sostenibili.
Piber è inoltre socio fondatore dei consorzi CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) e COREPLA (Consorzio Nazionale per la Raccolta, Riciclaggio e Recupero dei Rifiuti di Imballaggi in Plastica) che si occupano della gestione del riciclo degli imballaggi.

RICICLARE

un dovere, un impegno

Dopo un’iniziativa pilota al fianco di Montell nel recupero degli imballi post-consumo, a partire dal 1993 Piber Group ha gestito in autonomia il progetto Piberecycling, che ha assicurato il recupero di imballi post-consumo in momento storico in cui la sensibilità nei confronti dell’ambiente non era ancora diffusa, soprattutto nel settore della Ristorazione Collettiva, con un particolare riguardo all’educazione al riciclo dei ragazzi della scuola dell’obbligo, coinvolti in prima persona nell’iniziativa.

Piber Group è stata inoltre socio fondatore dei Consorzi CONAI e COREPLA che si occupano della gestione dei rifiuti da imballaggio.
Il Gruppo Piber si è fatto promotore di alcune attività rivolte ad una consapevole gestione degli imballi al termine del loro ciclo di vita.
Il Gruppo Piber ha quindi sviluppato una risposta positiva al problema dell’impatto ambientale degli imballaggi in plastica fin dagli anni ’90 del XX secolo. Questo impegno si è infatti concretizzato con il progetto che prevedeva la raccolta differenziata di piatti e stoviglie monouso utilizzati dalle comunità. L’impianto industriale, ha gestito oltre 500 mense per 10 milioni di pasti all’anno ed ha consentito il riciclo di circa 600.000 kg./anno di materia plastica volta, in passato, ad incrementare il flusso di rifiuti municipali destinati alle discariche. Questa attività di riduzione di impatto ambientale ha valso alla Piberplast il premio “Impresa Eco Efficiente 2000” della Regione Lombardia e dell’Istituto per l’Ambiente, conferito nel corso della Mostra Meeting Ambiente 21 di Milano.

PREMESSA

Il momento conviviale rappresenta da sempre un aspetto fondamentale della qualità di vita dell’essere umano. Nella società post-industriale dei Paesi avanzati il consumo dei pasti coinvolge aspetti emotivi degli individui che travalicano la naturale necessità di nutrimento, per ampliarsi alla sfera delle relazioni interpersonali, della ricreazione e della ricerca di un migliore equilibrio psicofisico. Tali bisogni potrebbero sembrare incompatibili con le modalità di consumo dei pasti (specialmente quello del mezzogiorno) propri della società moderna, che si basa su strutture di studio, lavoro, assistenza e tempo libero di massa. Mettere “a tavola” un grande numero di studenti, operai, impiegati o degenti contemporaneamente, in strutture di grandi dimensioni, implica necessariamente utilizzare modelli rigidamente organizzati di somministrazione e fruizione dei pasti, che spesso finiscono per lasciare inappagati i bisogni collaterali (ma primari come importanza) degli utenti. I vari componenti del servizio di ristorazione devono allora essere pensati in funzione delle nuove esigenze: cibi dieteticamente equilibrati e presentati in modo accattivante; locali curati, spazi frazionati, che favoriscano una dimensione più vicina a quella familiare, più luminosi e con più “verde”; gli arredi studiati per favorire il rapporto fra gli utenti; le stoviglie più ergonomiche, pratiche e belle.

NELLE MENSE STOVIGLIE RICICLABILI

Nel disegnare un modello di ristorazione collettiva occorre integrare gli obiettivi esaminati in precedenza, con alcuni imprescindibili limiti di natura igienica, organizzativa ed economica. Limitando l’analisi all’aspetto delle stoviglie e delle posate, molte comunità hanno constatato come l’impiego di manufatti riciclabili in materia plastica garantisca migliori risultati in termini di igiene, praticità, flessibilità e sicurezza del servizio di ristorazione, a costi competitivi, nei confronti delle stoviglie tradizionali e dei materiali alternativi.

L'ESPERIENZA PIBER GROUP

Nuove prospettive

Grazie alla lunga esperienza maturata nel settore dello stampaggio ad iniezione, la Piberplast S.p.a. di Voghera ha realizzato una gamma completa di stoviglie riciclabili (piatti rotondi e quadrati, vassoi conformati, bicchieri, ciotole, posate) realizzate in polipropilene, che associano elevate prestazioni tecnico-funzionali ad un design elegante ed accurato.

Di colore bianco lucido e rifiniti con bordi arrotondati, le stoviglie risultano molto rigide, ergonomiche, tali da garantire all’utente un comodo e agevole consumo del pasto. Inoltre esse sono particolarmente adatte al consumo di alimenti caldi (oltre 120°C), possono essere utilizzate in banchi di riscaldo ad acqua, in carrelli di trasporto termostatati a 130°C e nei forni a microonde. Linea di prodotti Piber Group permette quindi di coniugare la sicurezza igienica di un set da pasto nuovo (si pensi al rischio di trasmissione di malattie che si corre nelle grandi mense degli ospedali, delle scuole e delle fabbriche) con un profilo di alta qualità dei materiali proposti all’utente, il tutto in un’ottica di massima flessibilità e costo contenuto.

MINIMIZZARE L'IMPATTO AMBIENTALE

Sebbene il successo delle stoviglie riciclabili in materia plastica sia stato decretato, negli anni ’80 e ’90, principalmente da fattori igienici e di convenienza economica (limitati investimenti in attrezzature e spazi; uso inferiore di manodopera; assenza di manutenzione; massima flessibilità nella capacità di erogare il servizio in ogni condizione e di far fronte alle punte di richiesta), occorre analizzare anche aspetti di natura ecologica che possono influenzare, positivamente o negativamente, tale modalità di servizio prodotto, alla luce dell’accresciuta attenzione generale relativamente agli aspetti ambientali, che si è poi tradotta in Direttive Comunitarie.

Il primo aspetto riguarda la disponibilità e il consumo della risorsa più preziosa del nostro pianeta: l’acqua.
L’acqua reflua degli impianti di lavaggio delle stoviglie tradizionali, contenente i resti organici e i detergenti, viene immessa nella rete fognaria, appesantendo il carico dei depuratori pubblici. Il secondo aspetto riguarda la destinazione post-consumo delle stoviglie riciclabili. Nei primi anni ’90 del XX secolo la questione è stata gestita, spesso con finalità politiche diverse dalla tutela dell’ambiente, a livello locale o regionale, con la proliferazione di leggi, tasse, divieti diversi da Comune a Comune (in Italia) o da Laender a Laender (in Germania). La gestione degli imballi e delle stoviglie è stata poi disciplinata a livello europeo ed italiano, con l’indicazione di base del principio “chi inquina paga”. L’idea di fondo è stata quella di tentare di preservare le risorse non rinnovabili, favorire il riutilizzo ed il riciclo dei materiali, limitare la proliferazione delle discariche tradizionali. In termini pratici chi propone un prodotto o un servizio è tenuto, singolarmente o collettivamente, a predisporre mezzi idonei a ridurre l’impatto ambientale dell’attività posta in essere.

Solo alla fine del 1998 sono divenuti operativi il CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) e il COREPLA (Consorzio Nazionale per la Raccolta, Riciclaggio e Recupero dei Rifiuti di Imballaggi in Plastica), espressione del mondo della produzione e del commercio, incaricati di gestire i rifiuti post-consumo derivanti dall’utilizzo degli imballi e stoviglie ad impiego singolo, con l’obiettivo di raggiungere i limiti fissati dalla CEE.

Nei piani predisposti da tali Consorzi, l’attenzione è stata rivolta inizialmente al potenziamento della raccolta differenziata degli imballi per liquidi mediante campane dislocate nei centri abitati, giudicando di poco interesse estendere la raccolta ad altre ipotesi, in termini di rapporto sfavorevole tra costi di raccolta e risultato quantitativo della stessa. Successivamente e con grandi difficoltà si è giunti a ridefinire un sistema di recupero più strutturato per raggiungere i nuovi obiettivi che man mano venivano fissati dalla Comunità Europea.

Le sfide del terzo millennio per la tutela dell’ambiente sono sempre di più difficili, tra le più importanti ed impegnative vi è la sensibilizzazione dei cittadini del mondo intero all’uso consapevole ed al corretto riutilizzo dei materiali e delle risorse non rinnovabili per minimizzare l’impatto ambientale delle attività umane.