Piber Group S.r.l.

Soluzioni innovative per il packaging alimentare

Home Environment part 1

INTRODUCTION

The Piber Group

The Piber Group, with its head office in Voghera (PV) and its factories in the immediate vicinity, is situated right in the heart of the territory known as Oltrepo, an area concerned mainly with agriculture and tourism.

The Piber factories blend harmoniously into the surrounding countryside and the small lake set in the park adjoining the Piberplast plant is a frequent stopping place for herons and other birds, a refuge where they can find water, food and shelter from visitors and hunters.

The Piber Group recognises the importance of safeguarding the environment and it promotes and supports numerous initiatives aimed at protecting natural resources, such as the project aimed at encouraging a correct disposal of packaging at the end of its life cycle (Piberecycling), the production and the acquisition of energy from renewable sources and the use of environmentally friendly pallets.
Furthermore Piber is a founder member of CONAI (National Packaging Union) and of COREPLA (National Union for the Collection, Recycling and Recovery of Plastic Packaging Waste Products).

RECYCLE

a duty, un engagement

After a pilot initiative alongside Montell in the recovery of post-consumer packaging, since 1993 Piber Group has managed the Piberecycling project independently, which has ensured the recovery of post-consumer packaging in a historical moment in which sensitivity towards the environment was not yet widespread, especially in the Collective Catering sector, with particular regard to the recycling education of compulsory school children, involved personally in the initiative.

Piber Group was also a founding member of the CONAI and COREPLA consortia that deal with the management of packaging waste.
The Piber Group has promoted some activities aimed at a conscious management of packaging at the end of their life cycle.
The Piber Group has therefore developed a positive response to the problem of the environmental impact of plastic packaging since the 90s of the 20th century. This commitment has in fact materialized with the project that involved the separate collection of disposable dishes and dishes used by the communities. The industrial plant managed over 500 canteens for 10 million meals a year and allowed the recycling of approximately 600,000 kg / year of plastic material aimed, in the past, at increasing the flow of municipal waste destined for landfills. This environmental impact reduction activity earned Piberplast the “Eco Efficient Company 2000” award from the Lombardy Region and the Institute for the Environment, presented during the Meeting Meeting Ambiente 21 in Milan.

INTRODUCTION

Meal times have always been a key aspect of the quality of life of a human being. In the post-industrial society of advanced countries, eating meals involves feelings that go well beyond the need to eat, embracing inter-personal relationships, recreation and a quest for a better psycho-physical balance. These needs may seem incompatible with the way we eat our meals (especially lunches) as typified in modern society, based on mass-oriented study, work, assistance and spare time structures.
Providing meals for a large number of students, workers, clerks or hospitalised people to be consumed simultaneously in large rooms, necessarily implies using rigidly organised meal supply and consumption models. Often, such models do not satisfy the users’ related needs (which are of prime importance). Consequently, the various components of a catering service must be balanced and presented in an attractive manner: well designed and cared for rooms, split spaces – encouraging a dimension approaching that of a family – better lighted rooms with more “greenery”, plus furniture and furnishings studied to encourage socialising among users; more ergonomic, practical and attractive crockery.

RECYCLABLE DISHES IN THE CANTEENS

In designing a collective catering model, we have to integrate the aims we have just examined, with some essential hygienic, organisational and economic limits. If we restrict our analysis to crockery and cutlery, we see that many communities have noted that the use of disposable articles in plastic ensures a better catering service at competitive prices in terms of hygiene, functionality, flexibility and safety, when compared to traditional crockery. As a result, the Italian market for disposable articles in plastic has grown at an amazing pace, reaching about 155 million Euro in the late 90s, and 100,000 tons or processed materials.

Most of these disposable crockery items are produced by thermo-formed polystyrene, as this technology has up to now assured lower costs compared to injection moulding, but to the detriment of the functional and aesthetic characteristics of the articles – usually highly limited. For this reason there are still psychological limits to the use of plastic crockery in collective catering centres, as this choice can be interpreted as synonymous with the overall quality of medium to low service.

L'ESPERIENZA PIBER GROUP

Nuove prospettive

Grazie alla lunga esperienza maturata nel settore dello stampaggio ad iniezione, la Piberplast S.p.a. di Voghera ha realizzato una gamma completa di stoviglie riciclabili (piatti rotondi e quadrati, vassoi conformati, bicchieri, ciotole, posate) realizzate in polipropilene, che associano elevate prestazioni tecnico-funzionali ad un design elegante ed accurato.

Di colore bianco lucido e rifiniti con bordi arrotondati, le stoviglie risultano molto rigide, ergonomiche, tali da garantire all’utente un comodo e agevole consumo del pasto. Inoltre esse sono particolarmente adatte al consumo di alimenti caldi (oltre 120°C), possono essere utilizzate in banchi di riscaldo ad acqua, in carrelli di trasporto termostatati a 130°C e nei forni a microonde. Linea di prodotti Piber Group permette quindi di coniugare la sicurezza igienica di un set da pasto nuovo (si pensi al rischio di trasmissione di malattie che si corre nelle grandi mense degli ospedali, delle scuole e delle fabbriche) con un profilo di alta qualità dei materiali proposti all’utente, il tutto in un’ottica di massima flessibilità e costo contenuto.

MINIMIZZARE L'IMPATTO AMBIENTALE

Sebbene il successo delle stoviglie riciclabili in materia plastica sia stato decretato, negli anni ’80 e ’90, principalmente da fattori igienici e di convenienza economica (limitati investimenti in attrezzature e spazi; uso inferiore di manodopera; assenza di manutenzione; massima flessibilità nella capacità di erogare il servizio in ogni condizione e di far fronte alle punte di richiesta), occorre analizzare anche aspetti di natura ecologica che possono influenzare, positivamente o negativamente, tale modalità di servizio prodotto, alla luce dell’accresciuta attenzione generale relativamente agli aspetti ambientali, che si è poi tradotta in Direttive Comunitarie.

Il primo aspetto riguarda la disponibilità e il consumo della risorsa più preziosa del nostro pianeta: l’acqua.
L’acqua reflua degli impianti di lavaggio delle stoviglie tradizionali, contenente i resti organici e i detergenti, viene immessa nella rete fognaria, appesantendo il carico dei depuratori pubblici. Il secondo aspetto riguarda la destinazione post-consumo delle stoviglie riciclabili. Nei primi anni ’90 del XX secolo la questione è stata gestita, spesso con finalità politiche diverse dalla tutela dell’ambiente, a livello locale o regionale, con la proliferazione di leggi, tasse, divieti diversi da Comune a Comune (in Italia) o da Laender a Laender (in Germania). La gestione degli imballi e delle stoviglie è stata poi disciplinata a livello europeo ed italiano, con l’indicazione di base del principio “chi inquina paga”. L’idea di fondo è stata quella di tentare di preservare le risorse non rinnovabili, favorire il riutilizzo ed il riciclo dei materiali, limitare la proliferazione delle discariche tradizionali. In termini pratici chi propone un prodotto o un servizio è tenuto, singolarmente o collettivamente, a predisporre mezzi idonei a ridurre l’impatto ambientale dell’attività posta in essere.

Solo alla fine del 1998 sono divenuti operativi il CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) e il COREPLA (Consorzio Nazionale per la Raccolta, Riciclaggio e Recupero dei Rifiuti di Imballaggi in Plastica), espressione del mondo della produzione e del commercio, incaricati di gestire i rifiuti post-consumo derivanti dall’utilizzo degli imballi e stoviglie ad impiego singolo, con l’obiettivo di raggiungere i limiti fissati dalla CEE.

Nei piani predisposti da tali Consorzi, l’attenzione è stata rivolta inizialmente al potenziamento della raccolta differenziata degli imballi per liquidi mediante campane dislocate nei centri abitati, giudicando di poco interesse estendere la raccolta ad altre ipotesi, in termini di rapporto sfavorevole tra costi di raccolta e risultato quantitativo della stessa. Successivamente e con grandi difficoltà si è giunti a ridefinire un sistema di recupero più strutturato per raggiungere i nuovi obiettivi che man mano venivano fissati dalla Comunità Europea.

Le sfide del terzo millennio per la tutela dell’ambiente sono sempre di più difficili, tra le più importanti ed impegnative vi è la sensibilizzazione dei cittadini del mondo intero all’uso consapevole ed al corretto riutilizzo dei materiali e delle risorse non rinnovabili per minimizzare l’impatto ambientale delle attività umane.