Introduzione

Riciclare:
un dovere, un impegno


Nuove prospettive

L'innovazione Piber

Cambiamento culturale

Gestione ambientale


Pallet eco-sostenibili

Energia rinnovabile


Politica per l'ambiente
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L'esperienza Piber Group
Grazie alla lunga esperienza maturata nel settore dello stampaggio ad iniezione, la Piberplast S.p.a. di Voghera ha realizzato una gamma completa di stoviglie riciclabili (piatti rotondi e quadrati, vassoi conformati, bicchieri, ciotole, posate) realizzate in polipropilene, che associano elevate prestazioni tecnico-funzionali ad un design elegante ed accurato. Di colore bianco lucido e rifiniti con bordi arrotondati, le stoviglie risultano molto rigide, ergonomiche, tali da garantire all'utente un comodo e agevole consumo del pasto. Inoltre esse sono particolarmente adatte al consumo di alimenti caldi (oltre 120°C), possono essere utilizzate in banchi di riscaldo ad acqua, in carrelli di trasporto termostatati a 130°C e nei forni a microonde. Linea di prodotti Piber Group permette quindi di coniugare la sicurezza igienica di un set da pasto nuovo (si pensi al rischio di trasmissione di malattie che si corre nelle grandi mense degli ospedali, delle scuole e delle fabbriche) con un profilo di alta qualità dei materiali proposti all'utente, il tutto in un'ottica di massima flessibilità e costo contenuto.

Minimizzare l'impatto ambientale
Sebbene il successo delle stoviglie riciclabili in materia plastica sia stato decretato, negli anni '80 e '90, principalmente da fattori igienici e di convenienza economica (limitati investimenti in attrezzature e spazi; uso inferiore di manodopera; assenza di manutenzione; massima flessibilità nella capacità di erogare il servizio in ogni condizione e di far fronte alle punte di richiesta), occorre analizzare anche aspetti di natura ecologica che possono influenzare, positivamente o negativamente, tale modalità di servizio prodotto, alla luce dell'accresciuta attenzione generale relativamente agli aspetti ambientali, che si è poi tradotta in Direttive Comunitarie.

Il primo aspetto riguarda la disponibilità e il consumo della risorsa più preziosa del nostro pianeta: l'acqua.
L'acqua reflua degli impianti di lavaggio delle stoviglie tradizionali, contenente i resti organici e i detergenti, viene immessa nella rete fognaria, appesantendo il carico dei depuratori pubblici. Il secondo aspetto riguarda la destinazione post-consumo delle stoviglie riciclabili. Nei primi anni '90 del XX secolo la questione è stata gestita, spesso con finalità politiche diverse dalla tutela dell'ambiente, a livello locale o regionale, con la proliferazione di leggi, tasse, divieti diversi da Comune a Comune (in Italia) o da Laender a Laender (in Germania). La gestione degli imballi e delle stoviglie è stata poi disciplinata a livello europeo ed italiano, con l'indicazione di base del principio "chi inquina paga". L'idea di fondo è stata quella di tentare di preservare le risorse non rinnovabili, favorire il riutilizzo ed il riciclo dei materiali, limitare la proliferazione delle discariche tradizionali. In termini pratici chi propone un prodotto o un servizio è tenuto, singolarmente o collettivamente, a predisporre mezzi idonei a ridurre l'impatto ambientale dell'attività posta in essere.

Solo alla fine del 1998 sono divenuti operativi il CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) e il COREPLA (Consorzio Nazionale per la Raccolta, Riciclaggio e Recupero dei Rifiuti di Imballaggi in Plastica), espressione del mondo della produzione e del commercio, incaricati di gestire i rifiuti post-consumo derivanti dall'utilizzo degli imballi e stoviglie ad impiego singolo, con l'obiettivo di raggiungere i limiti fissati dalla CEE. Nei piani predisposti da tali Consorzi, l'attenzione è stata rivolta inizialmente al potenziamento della raccolta differenziata degli imballi per liquidi mediante campane dislocate nei centri abitati, giudicando di poco interesse estendere la raccolta ad altre ipotesi, in termini di rapporto sfavorevole tra costi di raccolta e risultato quantitativo della stessa. Successivamente e con grandi difficoltà si è giunti a ridefinire un sistema di recupero più strutturato per raggiungere i nuovi obiettivi che man mano venivano fissati dalla Comunità Europea.

Le sfide del terzo millennio per la tutela dell'ambiente sono sempre di più difficili, tra le più importanti ed impegnative vi è la sensibilizzazione dei cittadini del mondo intero all'uso consapevole ed al corretto riutilizzo dei materiali e delle risorse non rinnovabili per minimizzare l'impatto ambientale delle attività umane.